IL METODO
Un metodo costruito sull’esperienza, sulla scienza e sulla continua sperimentazione
Il mio metodo nasce dall’integrazione di tre esperienze che raramente si incontrano nella stessa figura professionale: l’esperienza diretta come giocatore, quella di tennis coach e quella di personal trainer specializzato nella performance del tennista.
A questa esperienza sul campo si aggiunge una solida formazione scientifica maturata all’ISEF di Roma – oggi Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, una delle realtà di riferimento internazionale nelle Scienze Motorie.
Questa combinazione mi ha permesso di affrontare il tennis non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico, ma come un sistema integrato nel quale movimento, biomeccanica, preparazione fisica, capacità cognitive, aspetti psicologici e performance devono interagire tra loro.
Due grandi tradizioni metodologiche, una sintesi personale
Una parte importante della mia formazione e della mia ricerca è stata dedicata allo studio della metodologia spagnola, attraverso esperienze dirette e collaborazioni con alcune delle più importanti realtà del tennis spagnolo, in particolare la Bruguera Tennis Academy, oltre ad altre accademie di riferimento.
Lo studio del metodo spagnolo mi ha portato ad approfondire concetti fondamentali come automatizzazione del movimento, footwork, equilibrio, accelerazione, difesa e attacco, sviluppo tecnico-tattico e gestione delle situazioni di gioco. La metodologia Bruguera, in particolare, integra aspetti tecnici, fisici, strategici e mentali all’interno di un unico sistema di formazione.
Parallelamente, ho continuato a valorizzare la tradizione metodologica italiana, sviluppata attraverso la scuola della Federazione Italiana Tennis, oggi FITP, e attraverso la formazione dell’Istituto Superiore di Formazione.
Il sistema italiano ha costruito negli anni una metodologia strutturata che accompagna il giocatore dalla formazione di base fino al perfezionamento, alla specializzazione e all’alto livello. Oggi rappresenta uno dei sistemi di riferimento internazionale per la formazione e lo sviluppo del tennis. (Fitp)
Il mio metodo nasce proprio dall’incontro tra queste esperienze.
Non si tratta quindi di applicare semplicemente il “metodo spagnolo” o il “metodo italiano”, ma di selezionare, analizzare e integrare ciò che considero più efficace di ciascun approccio, adattandolo alle caratteristiche individuali del giocatore e alle esigenze del tennis moderno.
Dallo sviluppo del bambino al tennis professionistico
In oltre 25 anni di attività ho avuto la possibilità di osservare, allenare e sperimentare il metodo su giocatori di ogni età e livello: dai bambini di 3 anni — oltre 10.000 bambini incontrati e allenati in circa 20 anni — ai migliori giovani juniores, fino ai giocatori professionisti e a tennisti arrivati nella Top 20 mondiale.
Questa enorme varietà di esperienze rappresenta una delle caratteristiche distintive del metodo.
Aver lavorato con un bambino che deve ancora imparare a organizzare il proprio movimento e, nello stesso percorso professionale, con un giocatore di livello mondiale, permette di comprendere come lo stesso principio debba essere continuamente adattato all’età, al livello, alle caratteristiche fisiche, cognitive e tecniche dell’atleta.
Dal junior al professionismo
Un’esperienza particolarmente significativa è stata la collaborazione con il progetto Grand Slam Development Fund dell’ITF, che mi ha coinvolto nella progettazione di un protocollo specifico di test e allenamento per accompagnare il passaggio dal tennis juniores al professionismo, con particolare attenzione alla prevenzione degli infortuni e all’adattamento alle crescenti richieste fisiche del tennis professionistico.
È proprio in questa fase della carriera che spesso il giocatore deve affrontare il maggiore cambiamento: aumentano volume, intensità, frequenza delle competizioni e richieste fisiche, mentre il corpo deve ancora completare il proprio processo di adattamento.
Anche quando il corpo impone condizioni estreme
La sperimentazione del metodo si è estesa anche al tennis in carrozzina, dove la biomeccanica deve essere ripensata in funzione delle limitazioni motorie dell’atleta.
Lavorare in queste condizioni ha significato studiare come adattare e trasformare il movimento, ricercando soluzioni biomeccaniche efficaci anche quando alcune catene motorie non sono disponibili, fino a individuare strategie capaci di bypassare le zone paralizzate e sfruttare al massimo le capacità residue dell’atleta.
Queste esperienze hanno rafforzato una convinzione fondamentale:
non esiste un modello di giocatore valido per tutti. Esiste un sistema di principi che deve essere adattato alla persona, al suo corpo, al suo livello e alle richieste del suo tennis.
Un metodo in continua evoluzione
Il metodo non è quindi un protocollo rigido.
È un sistema in continua evoluzione, alimentato da esperienza sul campo, osservazione, analisi, studio e sperimentazione.
Gli studi iniziali si sono sviluppati attraverso corsi di formazione, aggiornamenti professionali, approfondimenti personali, collaborazioni internazionali e soprattutto attraverso la continua verifica sul campo.
Ogni atleta rappresenta una nuova fonte di informazioni. Ogni problema richiede una nuova domanda. Ogni soluzione può essere ulteriormente migliorata.
Per questo il metodo viene rielaborato e aggiornato quotidianamente, integrando tennis, preparazione fisica, biomeccanica, movimento, prevenzione degli infortuni, percezione, capacità decisionale e adattamento.
La passione come motore della ricerca
Alla base di tutto c’è una passione per il tennis che dura da oltre venticinque anni e una curiosità che non si è mai fermata.
Il metodo non è qualcosa che ho semplicemente studiato. È qualcosa che ho costruito, testato, modificato e continuo a costruire ogni giorno attraverso il tennis e attraverso i giocatori.
Dall’esperienza del giocatore alla formazione scientifica, dalla tradizione italiana allo studio della scuola spagnola, dal bambino al Top 20, dal tennis tradizionale al tennis in carrozzina: ogni esperienza ha aggiunto un elemento alla costruzione di un metodo personale, integrato e in continua evoluzione.
Perché nel tennis non esiste un punto di arrivo definitivo.
Esiste sempre qualcosa da osservare, comprendere e migliorare.
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